Vedere il nostro bambino interiore: non per giudicarlo, ma per avere finalmente sollievo
- Dott.ssa Maddalena Boscaro
- 12 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
C’è una parte di noi che non è mai cresciuta davvero.
Non nel senso infantile del termine, ma nel senso affettivo.
È la parte che ha imparato a non disturbare.
A non chiedere.
A non piangere.
A meritarsi l’amore attraverso il comportamento, la performance, la bravura.
È quella parte che ha creduto che la tranquillità degli altri valesse più delle proprie emozioni.
Quella parte non è scomparsa.
Si è solo nascosta.
La psicoanalisi la chiama bambino interiore.
Io la chiamo:
il luogo in cui hai smesso di essere te stessa per essere accettata.
Dentro di noi c’è ancora una bambina che aspetta
Freud ci ha insegnato che la nostra vita emotiva è un ritorno continuo alle prime relazioni d’amore.
Lacan aggiungeva che cerchiamo nell’Altro ciò che non abbiamo mai ricevuto:
riconoscimento, sguardo, conferma del nostro valore.
Quella bambina interiore non cerca perfezione.
Cerca presenza.
Qualcuno che le dica: «Puoi piangere, io resto.»
Qualcuno che la guardi senza aspettarsi nulla.
Qualcuno che non la lasci sola con la sua paura.
Quella persona, oggi, sei tu.
Non serve scavare nel passato: serve aprire gli occhi nel presente
Molte persone temono l’idea del Bambino Interiore perché pensano significhi tornare indietro, rivivere il dolore, riaprire ferite.
Ma non è questo l’obiettivo.
Il punto non è ricordare tutto.Il punto è riconoscere ciò che si muove dentro di noi adesso.
Il bambino interiore non chiede spiegazioni.
Chiede presenza.
Cosa succede quando iniziamo a vederlo davvero
Quando smettiamo di ignorare quella parte, accadono tre trasformazioni:
smette di gridare attraverso ansia, perfezionismo, scatti d’ira;
smette di cercare salvezza negli altri;
smette di vivere nel bisogno e comincia a vivere nella dignità.
Non guariamo perché capiamo.
Guariamo perché accogliamo.
La CFT ci ricorda che non si cura una parte di noi giudicandola.
La cura avviene attraverso tenerezza, compassione, calore.
✨ Una micro-pratica di tenerezza (1 minuto)
Chiudi gli occhi.Immagina te stessa a 6, 7, 8 anni.
Chiediti:
Di cosa aveva bisogno quella bambina?
Non rispondere con la testa.Rispondi con il cuore.
Forse di essere vista.
Forse di essere protetta.
Forse di essere ascoltata senza sentirsi di troppo.
Porta una mano sul petto.
Respira.
Dille mentalmente:
«Non devi più cavartela da sola. Adesso ci sono io.»
Ecco come inizia la guarigione.
La verità è questa
Non sei fragile perché senti troppo.
Sei sensibile perché nessuno è rimasto quando avevi bisogno.
Non sei sbagliata.
Sei ferita.
E una ferita non si rimprovera.
Si accoglie.
Si cura.
Con tenerezza.
Con compassione.
Con presenza.
🌱 Una domanda per te
Cosa avrebbe voluto sentirsi dire quella bambina, che nessuno le ha mai detto?
Scrivilo.A voce bassa, come un segreto. E ripetilo ogni volta che ne avrai bisogno.
La bambina dentro di te ti sta ancora aspettando. Oggi puoi finalmente raggiungerla.
💌 Ti è risuonato tutto questo?
Se senti di aver bisogno di una pausa che sia gentile, legittima e tua, puoi iniziare da qui:
Un piccolo spazio di respiro che accompagna proprio questo tipo di ascolto interiore.




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