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Vedere il nostro bambino interiore: non per giudicarlo, ma per avere finalmente sollievo

C’è una parte di noi che non è mai cresciuta davvero.


Non nel senso infantile del termine, ma nel senso affettivo.


È la parte che ha imparato a non disturbare.

A non chiedere.

A non piangere.

A meritarsi l’amore attraverso il comportamento, la performance, la bravura.


È quella parte che ha creduto che la tranquillità degli altri valesse più delle proprie emozioni.


Quella parte non è scomparsa.

Si è solo nascosta.


La psicoanalisi la chiama bambino interiore.

La Compassion Focused Therapy la chiama parte ferita.

Io la chiamo:

il luogo in cui hai smesso di essere te stessa per essere accettata.


Dentro di noi c’è ancora una bambina che aspetta

Freud ci ha insegnato che la nostra vita emotiva è un ritorno continuo alle prime relazioni d’amore.

Lacan aggiungeva che cerchiamo nell’Altro ciò che non abbiamo mai ricevuto:

riconoscimento, sguardo, conferma del nostro valore.


Quella bambina interiore non cerca perfezione.

Cerca presenza.

  • Qualcuno che le dica: «Puoi piangere, io resto.»

  • Qualcuno che la guardi senza aspettarsi nulla.

  • Qualcuno che non la lasci sola con la sua paura.


Quella persona, oggi, sei tu.


Non serve scavare nel passato: serve aprire gli occhi nel presente

Molte persone temono l’idea del Bambino Interiore perché pensano significhi tornare indietro, rivivere il dolore, riaprire ferite.


Ma non è questo l’obiettivo.


Il punto non è ricordare tutto.Il punto è riconoscere ciò che si muove dentro di noi adesso.


Il bambino interiore non chiede spiegazioni.

Chiede presenza.


Cosa succede quando iniziamo a vederlo davvero

Quando smettiamo di ignorare quella parte, accadono tre trasformazioni:

  1. smette di gridare attraverso ansia, perfezionismo, scatti d’ira;

  2. smette di cercare salvezza negli altri;

  3. smette di vivere nel bisogno e comincia a vivere nella dignità.


Non guariamo perché capiamo.

Guariamo perché accogliamo.


La CFT ci ricorda che non si cura una parte di noi giudicandola.

La cura avviene attraverso tenerezza, compassione, calore.


✨ Una micro-pratica di tenerezza (1 minuto)

Chiudi gli occhi.Immagina te stessa a 6, 7, 8 anni.


Chiediti:


Di cosa aveva bisogno quella bambina?


Non rispondere con la testa.Rispondi con il cuore.

  • Forse di essere vista.

  • Forse di essere protetta.

  • Forse di essere ascoltata senza sentirsi di troppo.


Porta una mano sul petto.

Respira.

Dille mentalmente:

«Non devi più cavartela da sola. Adesso ci sono io.»

Ecco come inizia la guarigione.


La verità è questa

Non sei fragile perché senti troppo.

Sei sensibile perché nessuno è rimasto quando avevi bisogno.


Non sei sbagliata.

Sei ferita.

E una ferita non si rimprovera.

Si accoglie.

Si cura.

Con tenerezza.

Con compassione.

Con presenza.


🌱 Una domanda per te

Cosa avrebbe voluto sentirsi dire quella bambina, che nessuno le ha mai detto?


Scrivilo.A voce bassa, come un segreto. E ripetilo ogni volta che ne avrai bisogno.


La bambina dentro di te ti sta ancora aspettando. Oggi puoi finalmente raggiungerla.


💌 Ti è risuonato tutto questo?

Se senti di aver bisogno di una pausa che sia gentile, legittima e tua, puoi iniziare da qui:



Un piccolo spazio di respiro che accompagna proprio questo tipo di ascolto interiore.

 
 
 

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