Cerchiamo negli altri ciò che nessuno può darci
- Dott.ssa Maddalena Boscaro
- 2 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Cerchiamo negli altri ciò che nessuno può darci
Passiamo una parte enorme della nostra vita a fare questo:
➡️ Aspettandoci che l’altro ci completi.
➡️ Pretendendo che l’altro ci veda.
➡️ Sperando che l’altro sappia intuire ciò di cui abbiamo bisogno.
Quella speranza non nasce nell’amore adulto.
Nasce molto prima.
Nasce nell’infanzia.
Quando da piccole non siamo state ascoltate, oggi cerchiamo qualcuno che ci ascolti senza che dobbiamo spiegare.
Quando non c’era spazio per i nostri bisogni, cerchiamo un partner che ci dica:“Ti vedo. Sei importante. Puoi appoggiarti a me.”
E così trasformiamo l’altro in un luogo dove speriamo finalmente di sentirci intere.
L’altro non può colmare quel vuoto
Lacan lo diceva con brutalità:
«L’Altro è strutturalmente mancante.» (ovvero: non può riempire ciò che ci manca)
Non perché non ci ami.
Ma perché non può accedere alle ferite antiche che portiamo nel corpo e nella memoria emotiva.
L’altro non può guarire ciò che non ha provocato.
E quando cerchiamo nel partner:
• rassicurazione costante
• conferma del nostro valore
• riparazione delle ferite infantili
arriva inevitabilmente la delusione.
Perché stiamo chiedendo qualcosa che non può essere dato.
Il copione è sempre questo
Mi aspetto che l’altro mi faccia sentire importante.
L’altro non capisce, non sente, non fa.
Mi sento non amata, non scelta, non vista.
Mi convinco di non valere abbastanza.
È quello che Lacan chiamava disappunto strutturale:
la frustrazione di attendere dall’Altro ciò che nessuno può darci.
Il punto di svolta
Non è l’altro che non ci dà abbastanza.
È che stiamo chiedendo all’altro qualcosa che non è suo.
La delusione non nasce da ciò che l’altro non fa,ma da ciò che noi pretendiamo che dovrebbe fare.
L’amore cambia quando smettiamo di aspettarci che l’altro indovinie iniziamo a riconoscere i nostri bisogni.
Quando smettiamo di chiedere che l’altro ci completie iniziamo a completarci da sole.
Allora l’altro smette di essere un distributore emotivoe può finalmente diventare un compagno.
Non chiedere all’altro di intuire.
Impara tu a nominare.
Non chiedere all’altro di colmare.
Impara tu a riconoscere.
Non chiedere all’altro di riparare.
Impara tu a trasformare.
📌 L’amore maturo non dice:
“Rendimi felice.”
ma
“Condividiamo la felicità che ognuna di noi sa darsi.”
✏️ Mini-esercizio: “Riporto il bisogno a casa mia”
1. Individua l’attesa.
Pensa a una situazione recente in cui ti sei sentita delusa.
Scrivi:“Mi aspettavo che…”
Esempi:• Mi aspettavo che mi capisse senza spiegarmi.
• Mi aspettavo che mi chiedesse come stavo.
• Mi aspettavo che mi desse attenzione.
Niente giudizio: solo riconoscimento.
2. Trasforma l’attesa in bisogno.
Chiediti:
“Che bisogno c’è sotto questa aspettativa?”
Una sola parola:
• riconoscimento
• presenza
• ascolto
• cura
• attenzione
• rassicurazione
👉 Il bisogno è tuo.
3. Riporta il bisogno a te.
Scrivi:
“Questo bisogno non è una richiesta all’altro.
È un’informazione su di me.”
4. Micro-azione nelle prossime 24 ore
Scegli un gesto minuscolo che risponde a quel bisogno.
• ascolto → 10 minuti di journaling
• cura → prepararsi un tè in silenzio
• riconoscimento → “Ti vedo. Hai fatto del tuo meglio.”
L’obiettivo non è colmare.
È legittimare.
🌱 Promemoria finale
Non posso controllare cosa l’altro fa.
Posso riconoscere cosa io sento.
Non posso pretendere che l’altro sappia.
Posso imparare a nominare.
Non posso chiedere che mi completi.
Posso imparare a completarmi.
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