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Quando una relazione diventa un ritorno all'infanzia

Dall’incontro tra due adulti all’attivazione dei nostri copioni di attaccamento


All’inizio di una relazione, due persone si incontrano nella purezza dell’intersoggettività.


Vuol dire che ci vediamo come siamo qui e ora: curiosi, aperti, presenti.


La relazione nasce così: due soggettività che si riconoscono e si scelgono.


Poi, piano piano, succede qualcosa.

Non ce ne accorgiamo, ma accade.

Si attiva una forza sotterranea:il nostro sistema di attaccamento.


Quella parte antica di noi , che ha imparato a cercare amore, sicurezza, accudimento , prende il controllo della scena.


E senza volerlo, smettiamo di interagire come adulti.

Iniziamo a interagire come bambini.


Dall’incontro tra adulti… al copione antico


All’inizio vediamo l’altro.

Poi, senza accorgercene, vediamo in lui chi ci è mancato.


E lui vede in noi chi non è riuscito a salvare.


La relazione romantica diventa così il luogo in cui:

  • cerchiamo ciò che non abbiamo ricevuto,

  • tentiamo di correggere una ferita,

  • riviviamo la nostra storia affettiva originaria.


Freud lo chiamava transfert.

Lacan parlava del posto che occupiamo nel desiderio dell’Altro.

Bowlby lo ha tradotto nel linguaggio dell'attaccamento.


Non ci innamoriamo solo della persona che abbiamo davanti,ma dell’idea inconscia che rappresenta.


 L’attaccamento entra in scena

Quando il legame diventa emotivamente significativo, il nostro sistema di attaccamento si attiva.

  • Se nell’infanzia l’amore era incerto o intermittente, nella relazione diventiamo ipervigili, ansiosi, bisognosi.

  • Se l’amore era condizionato o invadente, impariamo l’autosufficienza e diventiamo evitanti.

  • Se l’amore era instabile e imprevedibile, oscilliamo tra fusione e fuga.


Non lo facciamo perché non sappiamo amare.


Lo facciamo perché abbiamo imparato l’amore così.


Quando l’attaccamento si attiva, non risponde l’adulto.

Risponde il bambino che siamo stati.


Mettiamo in scena il copione dell’infanzia


Il partner diventa il protagonista del nostro teatro interno.


E i comportamenti che emergono sono antichi:

  • Pretendere attenzioni → “Guardami!”

  • Controllare l’altro → “Non andare via.”

  • Ritirarsi emotivamente → “Non voglio dipendere da te.”

  • Compiacere → “Non arrabbiarti con me.”


Non stiamo reagendo al presente.


Stiamo reagendo a una memoria emotiva.


A ciò che non è stato visto.A ciò che non è stato accolto.


In amore, spesso non cerchiamo una persona.

Cerchiamo una riparazione.


Il passaggio evolutivo: riconoscere il bambino, restare adulti


Il punto non è evitare l’attivazione dell’attaccamento.È inevitabile. È umano.


Il punto è accorgersi quando il bambino interiore prende il volante.


La differenza tra una relazione che guariscee una relazione che feriscesta tutta qui:


Non negare la ferita, ma non lasciare che guidi la relazione.


Quando sentiamo quella paura antica , l’abbandono, il rifiuto, la vergogna, possiamo fare qualcosa di rivoluzionario:

  • vedere la nostra reazione,

  • riconoscere il copione,

  • restare nel presente,

  • comunicare da adulti.


Non per cancellare il passato.

Per non ripeterlo.


Una domanda che cambia tutto

La prossima volta che senti attivarsi ansia, controllo, fusione, gelo emotivo, chiediti:

“Chi sta reagendo adesso? La me adulta, o la me bambina?”


Se riconosci il bambino,puoi prendertene cura.

Se non lo riconosci,lo farai agire nella relazione.


Conclusione

In amore, nessuno può guarire le nostre ferite al posto nostro.


Ma possiamo scegliere un partner con cui sia possibile stare mentre cresciamo, invece di riprodurre il passato.


Le relazioni non servono a completare. Servono a rivelare.


Rivelano dove fa ancora male. Rivelano il bambino che aspetta di essere visto.

E lì comincia la vera intimità.


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Un piccolo passo per riconoscere le tue reazioni, non per giudicarle.

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