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Cerchiamo negli altri ciò che non abbiamo ricevuto in origine

Perché i nostri bisogni emotivi insoddisfatti diventano attese nelle relazioni


Non cerchiamo un partner.


Cerchiamo quel sentimento che ci è mancato quando eravamo piccoli.


Ogni relazione che viviamo da adulti, anche la più matura, porta dentro una storia molto più antica: quella che abbiamo costruito nella nostra famiglia di origine.


Non lo facciamo apposta.

Non è una scelta consapevole.

È il nostro inconscio che guida.


Da cosa nasce questa ricerca?


Freud lo aveva già intuito: le nostre prime relazioni sono la matrice di tutte le relazioni future.


È nella relazione primaria con chi si è preso cura di noi — madre, padre, nonni, figure significative — che impariamo:


  • se possiamo chiedere aiuto,

  • se possiamo essere ascoltati,

  • se possiamo esprimere bisogni senza perdere amore.


Quando questi bisogni non vengono riconosciuti, si creano delle mancanze invisibili.


Mancanze che ci accompagnano nella vita adulta e che, inevitabilmente, proviamo a far colmare da qualcun altro.


Lacan: non cerchiamo l’amore, cerchiamo il nostro riflesso

Il psicoanalista Jacques Lacan diceva che non ricerchiamo l’altro per chi è,ma per ciò che rappresenta nel nostro desiderio.


Tradotto:non cerco te, cerco il modo in cui tu mi fai sentire.


Se da bambina mi sono sentita invisibile, oggi cercherò un partner che mi guardi come centro del suo mondo.


Se ho dovuto meritare attenzione, oggi potrei scegliere inconsciamente una persona emotivamente indisponibile, perché se la conquisto, allora valgo.


In questo senso, molti rapporti non sono relazioni fra due adulti, ma tentativi di riparare un passato.


Bowlby e l’attaccamento: ripetiamo ciò che ci è familiare

John Bowlby, padre della teoria dell’attaccamento, ci mostra che il modo in cui siamo stati accuditi diventa il modello con cui ci leghiamo agli altri.


Se l’attaccamento è stato:

  • ansioso → cercherò costantemente conferme,

  • evitante → eviterò l’intimità per non farmi ferire,

  • disorganizzato → vivrò il rapporto tra desiderio e paura.


Non è colpa nostra.

È un imprinting affettivo.


L’illusione: "Tu mi darai ciò che non ho ricevuto"

Quando entriamo in una relazione affettiva, spesso — senza accorgercene — chiediamo al partner di svolgere il ruolo che non c’è stato per noi.

  • "Fammi sentire che valgo."

  • "Fammi sentire che posso sbagliare e sarò ancora amabile."

  • "Fammi sentire che non devo meritarmi affetto."


Ma nessun partner può riparare ciò che è rimasto incompiuto nelle nostre origini.


Perché quella richiesta non è per lui.

È per qualcun altro.

È un grido antico.


Il nodo è qui: continuiamo a cercare negli altri ciò che dobbiamo imparare a dare a noi stessi


Quando abbiamo bisogno che l’altro ci rassicuri costantemente,o che ci confermi che siamo importanti,o che ci scelga sempre e comunque…


non stiamo chiedendo amore.


Stiamo chiedendo guarigione.


E mettere sull’altro il compito di guarirci è ingiusto, sia per lui che per noi.


Il cambio di prospettiva (e di libertà)

La svolta arriva quando comprendiamo questo:


Non è il partner che deve colmare le tue mancanze.


È la tua consapevolezza che le trasforma.


È qui che possiamo fare un passo da adulti.


Non per diventare indipendenti da tutto e da tutti,

ma per non dipendere emotivamente da qualcuno che faccia da “genitore sostitutivo”.


Come si guarisce?

Non riparando il passato.

Non cancellandolo.

Ma smettendo di ripeterlo.

  • Riconoscendo i bisogni che non sono stati soddisfatti.

  • Dandosi oggi ciò che non è stato dato allora.

  • Imparando a chiedere, non a pretendere.


Come dice Yalom, psichiatra esistenziale:

“La guarigione avviene quando smettiamo di aspettare che qualcuno arrivi a salvarci.”


La relazione sana non è due metà che si completano.

È due persone intere che si scelgono.


🌿 Domande per te (se vuoi riflettere)

  1. Quale bisogno emotivo stai cercando oggi nel tuo partner?

  2. Da chi stai aspettando ancora un gesto che non è mai arrivato?

  3. Cosa puoi cominciare a darti da sola?


Rispondere a queste domande non è analizzare il passato.


È ricominciare dal presente.


✏️ Mini-esercizio: Dare a me ciò che ho sempre cercato negli altri

  1. Prendi un foglio (non digitale, meglio carta).


    Scrivi in cima:

“Il bisogno emotivo che oggi riconosco è…”


  1. Nomina il bisogno.


    Può essere:

    • essere vista,

    • essere ascoltata,

    • essere scelta,

    • essere accolta senza condizioni,

    • poter chiedere aiuto.


👉 Scegli una sola parola.


  1. Chiediti e scrivi:

“Che cosa facevo da bambina per sentirmi amata?” (compiacere? essere brava? non disturbare? sparire?)


  1. Adesso scrivi questa frase, completandola:

“Da oggi, questo bisogno non è un difetto. È una direzione.”


  1. Micro-azione di 24 ore:


    Scegli un gesto piccolissimo che soddisfi quel bisogno con te, non tramite l’altro.

Esempi:

  • Se hai bisogno di essere ascoltata → scrivi 10 minuti in un diario.

  • Se hai bisogno di essere scelta → scegli tu qualcosa (caffè, un film, un micro-desiderio).

  • Se hai bisogno di sicurezza → mettiti una mano sul petto e respira.


La domanda non è:

“Chi me lo darà?”


La domanda è:

“Come posso darmi questo oggi?”


🌱 Per ricordartelo

Guarire non è riempire un vuoto.È smettere di consegnare il nostro bisogno agli altri.

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